Lettera a Valentina Persia – Grazia De Fiore

Si tende sempre a vedere il bello della gravidanza, il ciondolo, il primo corredino. Io mi sentivo inadatta, ero abituata a viaggiare e mi sono ritrovata da sola, davanti ad un muro con un tiralatte. Ho avuto un crollo psicologico, quei due bambini per me i primi tempi erano estranei, volevo solo dormire, eppure loro dipendevano in tutto e per tutto da me. Avevo paura di non farcela e sono crollata a livelli di graffiarmi a sangue la faccia. Non avevo neanche il tempo di farmi una doccia. Non giudicate quelle mamme che vanno in sofferenza. Fategli prendere il ritmo, quelle mamme stanno solo chiedendo aiuto. E’ stata la pediatra dei miei figli a salvare loro e me come madre, a dirmi di smettere di allattare…

Tratto da un’intervista a Valentina Persia su HuffPost
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Cara Valentina,
quanta verità amara c’è nelle tue parole di mamma e donna. Con il tuo racconto del post partum hai portato “alla ribalta” la sofferenza di molte neomamme. Sono tante le donne come te oggi che si sono guadagnate faticosamente un posto nella società moderna, hanno realizzato i propri obiettivi professionali e la propria indipendenza economica dopo anni di sacrifici e rinunce. Hanno ottenuto con tanto impegno la propria libertà e la gestione del proprio tempo, anche senza un uomo accanto.

Diciamolo pure a gran voce che ci vuole moltissimo coraggio ad affrontare da sole una gravidanza e a dare alla luce quei figli tanto desiderati. Ci vuole altrettanto coraggio, forza e grinta nello scegliere di allattarli in maniera esclusiva, in tandem, per ben tre mesi e mezzo. Mentre tutti intorno dispensano consigli, allattare senza orari, usare il tiralatte in giornate estenuanti in cui manca persino il tempo per prepararsi qualcosa da mangiare, per fare una doccia con calma, per stendersi a dormire un po’, può essere devastante. Può fare crollare, perdere la testa, quasi impazzire. Perché il post parto può essere solitudine, disorganizzazione, caos e sono tantissime le donne che portano con sé un ricordo triste dei loro primi mesi da mamme.

E hai ragione, cara Valentina, a dire che siamo un popolo dal giudizio facile. Lo dimostra la nostra politica che si nutre di pettegolezzi e poco o niente fa per migliorare davvero questo Paese e aiutare i più deboli. Tra donne, tra mamme, dovremmo innanzitutto smettere di giudicarci e ricordare l’una all’altra, in ogni modo, che ciascuna di noi sta facendo il massimo per i propri figli.

Nella tua intervista al programma “Vieni da me”, poi ripresa da moltissimi giornali, hai avuto la forza di mostrare il disagio che si vive dopo aver partorito. Quella dimensione idilliaca che molto spesso viene raccontata a ciascuna di noi tante volte è pura idealizzazione. Sono poche le donne che hanno il coraggio di dire che con i propri figli non è stato amore a prima vista e che avrebbero voluto solo dormire anziché occuparsi del proprio bambino 24 ore su 24.
Ciò che è successo a te, purtroppo succede continuamente a molte altre di noi, in ogni parte del mondo. Si perde il controllo sulla propria vita, o meglio, ci si trova catapultate in un’esistenza completamente diversa, che sembra non appartenerci affatto. Eppure online ci vengono propinate tante ricette per essere “mamme perfette” e sono certa che, moltissime donne e mamme, nell’ascoltare le tue parole davanti alla tv o nel leggerle davanti allo schermo di un pc o di uno smartphone, hanno versato fiumi di lacrime.

Ma mi chiedo, senza alcuna polemica: è l’allattamento il problema? Da mamma e donna prima e da consulente dell’allattamento Ibclc da 20 anni, mi permetto di dire no, non è l’allattamento a spingere una madre sull’orlo del baratro. Spesso invece, il problema è la gestione e l’estremizzazione dell’allattamento che ci relega a vivere in condizioni impossibili. Perché è importante dire che si può allattare con serenità, cercando di creare un sistema di organizzazione e sostegno a favore delle mamme.

La tua pediatra, ha visto in te una donna esausta e in quel momento ti ha proposto una “soluzione”. Così, tu hai trovato nel biberon la possibilità di delegare, che ti ha concesso quindi di gestire meglio il tuo tempo e avere un po’ di libertà.

Mi permetto quindi di affermare che la promozione all’allattamento dovrebbe considerare le VERE necessità di una donna del 2019 e provvedere affinché una madre possa allattare e avere comunque del tempo per se stessa. E questo, consentimi di dirlo, non si risolve con l’usare il tiralatte, né con il latte artificiale, ma con supporto professionale e organizzazione.

Per promuovere davvero l’allattamento, a mio parere, bisogna prima di tutto informare le donne adeguatamente su tutti i benefici dell’allattamento al seno, fornire a loro un metodo per conciliare il proprio ruolo di madre e la propria dimensione professionale e personale in modo da continuare ad essere madri, e nello stesso tempo offrire delle soluzioni sostenibili per il rientro a lavoro.

Sono sicura che se tu avessi avuto la fortuna di incontrare una consulente professionale in allattamento avresti vissuto la tua condizione più serenamente.
Nonostante tutto, sei riuscita con grande coraggio e determinazione, a trovare una soluzione per uscire da questo vortice che ti prosciugava sia fisicamente che mentalmente.

Complimenti Valentina perché hai trovato la strada per salvarti e per essere la madre migliore per i tuoi bambini.

Grazia De Fiore
Consulente IBCLC dell’allattamento

 

 

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