Rigurgiti e reflusso del neonato

Con o senza rigurgito, il reflusso del neonato è una problematica molto comune, sopratutto tra i neonati dell’ultimo decennio. I genitori ricevono consigli e farmaci per tentare di gestire questo problema, senza spesso giungere all’effettiva sparizione della sintomatologia.

Pianti, urla, rifiuto del seno, difficoltà a lasciarsi andare al sonno o a rimanere in posizione sdraiata, rigurgiti, rabbia. Questi alcuni dei sintomi a cui viene attribuita una diagnosi il più delle volte errata. Anche quando il bambino sembra aumentare ugualmente di peso. 
L’errore di valutazione, ovviamente, comporta una mancata soluzione dei problemi presentati.

Sintomi del reflusso del neonato

  • Rigurgito e/o vomito frequente, presente nel 90% dei casi.
  • Significativi disturbi del sonno.
  • Frequente e inconsolabile pianto, soprattutto durante e dopo le poppate.
  • Irrequietezza durante la poppata.
  • Bisogno di essere nutrito costantemente e/o in posizione frontale.
  • Rifiuto del seno.
  • Inadeguato aumento di peso.
  • Problemi respiratori: bronchite, tosse, dispnea, polmonite, episodi di apnea e cianosi, soffocamento.
  • Disfagia, irritazione faringea, tosse con sangue.
  • Malessere, perdita di coscienza.

Il “reflusso silente”

Se il neonato non manifesta spesso un rigurgito abbondante, ma fa delle smorfie e sembra “masticare“ di tanto in tanto, si parla di “riflusso silente”.
In questo caso, così come in altre eccezioni, è opportuna una valutazione della poppata da parte di un consulente professionale.

La maggior parte dei bambini rigurgita a causa della mancanza di tonicità del cardias e dell’immaturità dei meccanismi fisiologici di svuotamento gastrico. Senza considerare, poi, l’enorme quantità di nutrimenti assorbiti dai neonati se confrontata a quella di un adulto (in proporzione, è come se un adulto di 65 kg bevesse 8 litri di latte al giorno).

Reflusso neonati, tra mito e realtà

Nella maggior parte dei casi, il reflusso nei neonati è un fenomeno normale, fisiologico, che scompare con il tempo e con la regolare assunzione di una posizione più eretta (prima seduta, poi in piedi).
Raramente il bebè soffre di una malattia da reflusso gastroesofageo reale (RGR). Invece, il contenuto dello stomaco esegue cronicamente il backup nell’esofago, che sarà irritato dal ripetuto contatto con il liquido acido.
I sintomi elencati, ricondotti troppo spesso al reflusso del neonato, possono avere origine differente. Rigurgito (reflusso), cattivo attacco al seno, sperimentazione della rabbia, necessità di essere allattati molto spesso possono essere segnali di una diminuzione della produzione di latte.
Questo è possibile anche quando la mamma ha sempre allattato esclusivamente e il bebè è sempre cresciuto a dovere. L’incidenza tuttavia aumenta se l’allattamento è misto, anche con pochi biberon di latte artificiale.

Osservare i casi di “reflusso”

L’osservazione dei casi sospetti di reflusso del neonato dimostra come i bambini in questione, talvolta, non ricevano latte a sufficienza. Questo, a differenza di ciò che comunemente si pensa, non è quasi mai addebitabile alla scarsa produzione di latte da parte della madre. 
Un’attenta consulente professionale in allattamento IBCLC deve osservare, piuttosto:

  • il modo in cui il bambino è posizionato al seno;
  • il modo in cui il bambino succhia dal seno;
  • se si fa uso di tettarelle artificiali come biberon, ciucci e paracapezzoli;
  • se il bambino ha un frenulo della lingua troppo corto. La valutazione del frenulo del neonato deve talvolta andare oltre la semplice osservazione, includendo la palpazione manuale nella parte inferiore della lingua;
  • se la madre offre un solo seno a ogni poppata, il che diminuisce la produzione di latte;
  • se viene offerto al bebè qualche biberon, anche di latte di mamma, per fare dormire maggiormente durante la notte;
  • se la madre ha cominciato ad assumere la pillola anticoncezionale. La pillola contenente solo il progesterone causa una diminuzione della produzione di latte. Infatti, quando i medici suggeriscono la pillola “adatta” all’allattamento considerano solo il dosaggio di ormoni e se questi possano passare nel latte, senza considerare mai il rischio del decremento della produzione;
  • se la madre ha i capezzoli doloranti, visto che il più delle volte questo è un indice di un attacco inadeguato del bambino al seno. Un simile problema, che può presentarsi in qualsiasi momento dell’allattamento, comporta non solo dolore alla madre, ma anche una cattiva alimentazione del figlio.

Quando il reflusso è “reale”

In alcuni – seppur rari – casi, i sintomi corrispondono effettivamente alla diagnosi. L’allattamento al seno può e deve essere incoraggiato anche quando un bambino è affetto da reflusso gastroesofageo.
 
Gli studi scientifici hanno dimostrato che il problema è meno comune nei bambini allattati al seno, dove eventualmente i sintomi appaiono meno gravi. 
La digestione del latte materno è più veloce e semplice rispetto al latte industriale. Il ph gastrico, dopo l’assorbimento del latte umano, è più basso che dopo l’assorbimento del latte industriale; questo accelera ulteriormente lo svuotamento gastrico del bambino allattato al seno. Inoltre, il latte materno è una sostanza umana: in caso di inalazione delle vie aeree, si verificano meno problemi rispetto al latte industriale.

Rimedi per il reflusso dei neonati

Avere un bambino che soffre di RGR non è facile per i genitori, i quali possono sentirsi totalmente incompetenti e disperati di fronte a un bambino che pianga per ore e sembri inconsolabile. 
In questi casi, la madre può pensare che il suo bambino soffra a causa del proprio latte: è necessario rassicurarla, informandola su come il latte materno sia la migliore medicina per il bambino e suggerendole le misure che possano alleviare i sintomi.

Alcuni consigli per combattere il reflusso del neonato

  • tenere il bambino in posizione verticale durante e dopo le poppate. La gravità aiuterà a evitare il reflusso acido;
  • portare il bebè con il marsupio, la fascia e altri supporti. Questi gli assicurano una posizione confortevole, con la testa più alta rispetto al tronco. Tuttavia, bisogna avere cura di evitare la compressione addominale, di assicurargli la posizione da lui preferita e di evitare il pianto il più possibile, perché elemento che aumenta il rischio di reflusso;
  • osservarlo quando è posizionato nell’ovetto, perché in alcuni casi ripiegato su di sé;
  • fargli fare il ruttino più volte durante la poppata, soprattutto se si tratta di un bimbo molto vorace;
  • osservare la modalità di offerta dei pasti, ricordando che aumentarne la frequenza e ridurne il volume sia una misura di buon senso, ma non sicuramente efficace contro il reflusso. Lo stomaco. disteso da un grande volume di liquido, trabocca più facilmente di uno stomaco meno pieno. Inoltre, con un flusso lento di latte, il bambino ingoia meno aria. Alcune volte, a tali scopi, si preferisce offrire un solo seno a poppata.

Bisogna anche considerare che alcuni bambini vogliono poppare spesso perché la deglutizione del latte riduce l’acidità esofagea, tamponando le secrezioni gastriche, e l’aspirazione ha un effetto calmante. Altri, invece, si accorgono subito che il pasto è seguito da eventi dolorosi, rifiutandosi di alimentarsi al seno. In questo caso, è utile variare le posizioni di allattamento, magari rimanendo in piedi mentre il bambino succhia e rimanendo in alto contatto fisico con lui.

Reflusso neonati, i casi più gravi e i trattamenti farmacologici

Anche nei casi più gravi, la necessità di un trattamento farmacologico deve essere attentamente pesata, perché si tratta di un vincolo importante, nonché di una significativa interferenza con l’allattamento. 

A priori, bisogna ricordare che un trattamento anti-reflusso medicale non è essenziale in un bambino la cui crescita è normale, e i cui sintomi non includano complicazioni polmonari importanti.
Persino la pratica di addensare il latte, attraverso la somministrazione di un addensante da dare al bambino prima delle poppate, è ancora consigliata senza apparente ragione. Diversi studi hanno dimostrato che questo abbia un impatto solo sui sintomi della RGR severa, ma che il rigurgito addensato sia molto più aggressivo per la mucosa esofagea del solo latte.

Gli acceleratori dello svuotamento gastrico, allo stesso modo, non hanno dimostrato efficacia significativa sulla frequenza degli episodi di reflusso, ma hanno mostrato un impatto sul monitoraggio del pH gastrico. Gli antiacidi (alluminio, calcio, magnesio, sucralfato, smectiti…), infatti, hanno il compito di ridurre i sintomi di esofagite e le manifestazioni dolorose. L’esofagite può effettivamente esacerbare nella mancanza di tono del cardias e quindi promuovere RGR. L’effetto clinico rimane poco studiato.

I trattamenti anti-reflusso come la ranitidina o gli inibitori della pompa protonica non sono nemmeno rimedi sicuri. È stato scientificamente provato che possono causare danni ai reni, un aumento del rischio di fratture e di infezione da Clostridium difficile, grave infezione intestinale. 
Il latte materno contiene anche alfa-lattoalbumina che, con l’acido nello stomaco, forma la proteina HAMLET ( alfa-lattoalbumina modificata, che uccide il tumore umano). Questa potrebbe aiutare a prevenire l’insorgenza di tumori infantili, portando le cellule tumorali ad autodistruggersi (apoptosi). Riducendo l’acidità dello stomaco, questi farmaci anti-reflusso impediscono la formazione della proteina HAMLET.

Gli antisecretori (cimetidina, ranitidina, omeprazolo) non sono normalmente utilizzati in pediatria. Anche se sono stati riportati pochi effetti collaterali nei neonati trattati con un controllo endoscopico normale, queste molecole vengono riservate ai casi gravissimi di malattia da reflusso gastroesofageo – ma per il più breve tempo possibile – che hanno resistito ad altri trattamenti.

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